Il monitoraggio della fauna selvatica ha raggiunto il suo “prossimo livello” grazie a ICARUS (International Cooperation for Animal Research Using Space), un’ambiziosa rete globale che trasforma migliaia di animali in veri e propri sensori viventi.
Il progetto ICARUS è stato ideato nel 2002 dal professor Martin Wikelski per creare un “Internet degli animali” globale. Divenuto operativo nel 2018 con un’antenna sulla Stazione Spaziale Internazionale, l’iniziativa è stata finanziata con circa 50 milioni di euro principalmente dalla Germania (DLR), in collaborazione con la Russia (Roscosmos). Oggi il progetto si è evoluto in un sistema di microsatelliti indipendenti per garantire una conservazione delle specie senza confini, coinvolgendo istituti di ricerca di Stati Uniti, Italia e altri partner internazionali.
Monitoraggio delle specie selvatiche
Il progetto, guidato dal Max Planck Institute, si avvale oggi di una costellazione di microsatelliti indipendenti per ricevere dati da tag miniaturizzati, che pesanto meno di 5 grammi. Questi minuscoli computer di bordo, alimentati da mini-pannelli solari, registrano non solo la posizione GPS, ma anche temperatura, accelerazione e campi magnetici, permettendo di seguire la vita degli animali in tempo reale senza interferire con il loro comportamento naturale. L’efficacia di questa tecnologia è sorprendente: nel Kruger National Park ha già salvato branchi di licaoni segnalando istantaneamente il loro arresto forzato nelle trappole dei bracconieri.
Ma ICARUS non osserva solo i grandi mammiferi; la sua miniaturizzazione estrema permette di mappare le rotte di uccelli canori e pipistrelli, rivelando comportamenti etologici finora invisibili. Nel mondo sono tracciati licaoni, elefanti, tartarughe marine e uccelli migratori globali.
Le ricerche più recenti hanno portato anche allo studio della bioluminescenza in insetti come le lucciole che offre indicatori preziosi sulla salute degli ecosistemi.
Le rotte migratorie italiane
L’Italia si conferma uno snodo vitale in questa mappa globale. Essendo un “ponte” naturale tra Europa e Africa, il nostro Paese ospita corridoi migratori fondamentali. Dalle Cicogne bianche che sorvolano l’Adriatico ai Falchi pecchiaioli che si affollano nel “collo di bottiglia” dello Stretto di Messina, i dati ICARUS stanno rivoluzionando la nostra comprensione: è stato scoperto che i migratori non seguono rotte fisse, ma deviano con intelligenza per evitare tempeste o sfruttare correnti termiche.
La Rotta del Mediterraneo Centrale
Questa è la direttrice principale che attraversa la nostra penisola da Nord a Sud. Gli uccelli provenienti dal Nord e Centro Europa entrano in Italia seguendo due corridoi:
Corridoio Occidentale (Alpi Marittime): I migratori entrano dal Piemonte e dalla Liguria. La Valle Stura è un punto di passaggio record: qui vengono contati ogni anno migliaia di Falchi pecchiaioli e Bianconi diretti verso Gibilterra o lo Stretto di Messina.
Corridoio Adriatico: Molti uccelli, come le Cicogne bianche e i Nibbi, seguono la costa adriatica, utilizzando le correnti termiche lungo gli Appennini per risparmiare energia.
Il Collo di Bottiglia: Lo Stretto di Messina
È il punto geografico più critico e spettacolare. Decine di migliaia di rapaci e cicogne convergono qui perché è il tratto di mare più breve da attraversare. Tra le specie si contano Falchi pecchiaioli, Aquile anatraie, Cicogne nere e il raro Falco della Regina. Il progetto ICARUS ha permesso di scoprire che alcuni rapaci non attraversano lo stretto “a caso”, ma scelgono il momento esatto basandosi sulle correnti di vento che i sensori miniaturizzati riescono a registrare.
La Rotta delle Isole (Sicilia e Sardegna)
Molti migratori che non vogliono sorvolare il mare aperto “saltano” di isola in isola. La Sicilia funge da area di sosta (stopover) fondamentale prima del balzo finale verso la Tunisia o la Libia. Mentre la Sardegna è interessata da rotte che collegano l’Europa occidentale (Spagna/Francia) all’Africa centrale, utilizzata molto da piccoli uccelli canori e limicoli.
Le Rotte Interne e i Valichi Alpini
Valichi del Nord: Punti come il Passo del Tonale o le colline del Lodigiano (San Colombano al Lambro) sono “autostrade” per i piccoli passeriformi (fringuelli, pettirossi) che migrano di notte.
Il Po: Il bacino del Po è una rotta privilegiata per gli uccelli acquatici (anatre, aironi) che utilizzano il fiume come punto di riferimento visivo e area di foraggiamento.
Monitoraggio dei grandi predatori in Italia
Il monitoraggio è stato esteso anche ai grandi predatori italiani: a partire dal 2021, è stata infatti avviata una fase di sperimentazione d’avanguardia in aree chiave come il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e le Alpi Marittime. Sebbene il sistema sia nato per il monitoraggio dei volatili, i suoi mini-sensori vengono oggi testati sui mammiferi terrestri per studiare in tempo reale le complesse interazioni preda-predatore. Grazie a questa tecnologia, i ricercatori possono monitorare simultaneamente gli spostamenti di lupi e cervi, svelando per la prima volta le dinamiche comportamentali più nascoste degli ecosistemi nazionali.
La fase sperimentale avviata nel 2021 ha eletto il lupo a protagonista di una rivoluzione nel monitoraggio comportamentale. I nuovi sensori ICARUS superano il semplice tracciamento GPS per catturare dati dall’accelerometro, permettendo ai biologi di decifrare ogni istante della vita del lupo: dal riposo silenzioso ai momenti frenetici della caccia, fino alle complesse interazioni sociali all’interno del branco. Questa tecnologia permette di osservare il lupo in azione insieme alle sue prede, come i cervi, svelando come la sola presenza di questo predatore influenzi lo spostamento degli erbivori e la conseguente rigenerazione delle foreste italiane.
Inoltre, il lupo sta assumendo il ruolo di vera e propria “sentinella ambientale“: i sensori indossati da questi predatori registrano temperatura e umidità in zone montane impervie e prive di stazioni meteo, trasformando ogni spostamento del lupo in un flusso di dati preziosi per studiare l’impatto del cambiamento climatico.