Oltre il numero di serie: il coraggio di un beagle da laboratorio che scopre la libertà

In un articolo della CBC, Nives Ilic, un’attivista per la giustizia animale che vive a Ottawa, in Canada, racconta la realtà spesso invisibile dei cani che trascorrono la loro vita all’interno dei laboratori di ricerca. Ilic spiega cosa abbia significato per lei aver accolto Mack, un Beagle, selezionato per la sperimentazione; una razza usata nei laboratori per la sua indole docile e la capacità di sopportare lo stress senza reagire con aggressività.

Il proprietario racconta come il cane adottato abbia reagito al contrasto stridente tra l’ambiente asettico e artificiale delle gabbie e la complessità travolgente del mondo esterno, inizialmente terrorizzante.

“A causa degli accordi di riservatezza che i gruppi di soccorso sono tenuti a firmare, non saprò mai da quale laboratorio provenisse Mack o a quali test fosse stato sottoposto. Prima di portarlo a casa, ho firmato un contratto in cui spiegavo che cani come Mack possono manifestare sintomi di PTSD, ansia e comportamenti basati sulla paura. Ho immaginato ciò che spesso gli animali da laboratorio sopportano – costrizione, alimentazione forzata con sostanze, iniezioni o esperimenti medici inquietanti”.

L’esperienza dell’adozione viene descritta come un lento percorso di riabilitazione, in cui ogni piccolo progresso diventa una conquista straordinaria: gesti che consideriamo scontati, come camminare sull’erba, sentire il rumore della pioggia o persino vedere il riflesso del sole su una superficie, scatenano reazioni di paralisi o panico in un animale che non ha mai conosciuto nulla al di fuori del linoleum e delle luci al neon. Non è solo una questione di mancanza di addestramento, ma di una vera e propria assenza di riferimenti nel mondo reale, dove persino il concetto di spazio aperto risulta difficile da processare per chi è cresciuto tra quattro pareti di metallo.

Animali che devono imparare da zero come diventare un “animale domestico”, scoprendo gradualmente che il contatto umano non è necessariamente legato a una procedura medica e che la voce dell’uomo può trasmettere affetto anziché solo istruzioni tecniche. Un percorso drammatico di ricostruzione emotiva profonda, dove la fiducia viene guadagnata centimetro dopo centimetro, rispettando i tempi spesso lunghi della guarigione psicologica.

Nonostante le cicatrici invisibili lasciate dalla sperimentazione, il coraggio di questi esemplari mostra la capacità del cane di lasciarsi alle spalle un passato di isolamento per abbracciare una vita fatta di legame tra uomo e animale.

Storie invisibili di animali traditi e sacrificati, sottoposti a sperimenti dolorosi e poi soppressi. Pochi hanno la possibilità di riscattare la propria vita.

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