La Polonia vieta allevamenti da pelliccia: sono 18 i paesi UE contro l’Industria Cruelty-Free

La Repubblica di Polonia, il secondo maggior produttore di pellicce al mondo, ha deciso di abbandonare l’industria degli allevamenti da pelliccia. Questa decisione, basata sui principi di benessere animale, è stata formalizzata con la firma di un emendamento alla Legge sulla Protezione degli Animali da parte del Presidente Karol Nawrocki, dopo essere stata approvata dal Sejm.

La nuova normativa impone un divieto totale sull’allevamento e l’innalzamento di animali per la pelliccia, con l’unica eccezione dei conigli. Le aziende avranno tempo fino alla fine del 2033 per adeguarsi e cessare le attività, garantendo così un periodo massimo di transizione di otto anni, ritenuto sufficiente per riconvertire il settore.

Il sostegno a questa misura è ampio: il Presidente Nawrocki ha sottolineato come oltre due terzi dei Polacchi, inclusi i residenti nelle aree rurali, siano favorevoli al divieto, una voce che non poteva essere ignorata. Per facilitare la dismissione, lo Stato polacco ha previsto un sistema di indennizzi economici per gli allevatori. La compensazione è calcolata sul reddito medio annuale registrato tra il 2020 e il 2024. L’ammontare degli aiuti finanziari è decrescente: più velocemente l’imprenditore chiude l’attività, maggiore sarà il sostegno. Il risarcimento massimo, pari al 25% del reddito medio, è destinato a chi cesserà la produzione entro il 1° gennaio 2027. Successivamente, l’importo si ridurrà del 5% ogni anno. L’ultima opportunità per ricevere un indennizzo, pari al 5%, è per coloro che chiudono entro il 1° gennaio 2031. Chi violerà il divieto potrà essere privato del diritto di possedere qualsiasi animale per un massimo di cinque anni. Anche i dipendenti delle fattorie da pelliccia sono inclusi nel piano di sostegno. Essi hanno diritto a un’indennità di fine rapporto pari a 12 mesi di stipendio.

Paesi UE dove sono vietati allevamenti da pelliccia

La mossa della Polonia si allinea a una crescente tendenza europea verso standard etici più elevati nel trattamento degli animali.

La decisione della Polonia non è un caso isolato, ma si inserisce in un panorama europeo in rapida evoluzione che vede l’industria della pelliccia in costante declino. Con l’adozione di questo divieto, la Polonia è diventata il diciottesimo (18°) Paese membro dell’Unione Europea a porre fine, in modo totale o parziale, agli allevamenti di animali destinati alla produzione di pellicce.

Numerosi Stati, tra cui l’Italia, l’Olanda, l’Austria, la Repubblica Ceca e il Belgio, hanno già implementato divieti completi, riflettendo una crescente sensibilità pubblica e politica sul benessere degli animali. Questo movimento legislativo transfrontaliero è spinto anche da campagne civiche e dalla consapevolezza che le condizioni di vita in gabbia sono incompatibili con le esigenze etologiche dei visoni e di altri animali da pelliccia.

La rapida diffusione di normative simili evidenzia un chiaro orientamento verso un’Unione Europea che ambisce a standard di protezione animale più rigorosi e uniformi.

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